Jarno Trulli, 37 anni, 256 presenze in Formula Uno |
Siamo alla vigilia della stagione 2012, la prima negli ultimi 15 anni
senza Jarno Trulli né altri italiani al via in veste di piloti titolari
di Formula 1 che, al contrario del pescarese, oggi devono smaltire il
fuso per l'Australia, mentre Jarno vive già in un'altra dimensione: non
senza un'elegante valigia in mano, salta da un'intervista a un
appuntamento con una disinvoltura impressionante, sfoggiando
proverbiale puntualità e grande determinazione.
Non è tempo infatti di perdere altro tempo per lui che, meno di un mese fa è stato licenziato dalla Caterham dopo che gli aveva appena
dedicato i due anni più difficili della sua carriera in virtù di
prestazioni e promesse mai mantenute, e si è pure dovuto fare da parte in
virtù dei famigerati 12 milioni di "dote" del russo Petrov. Un dazio da
pagare fin troppo alto per il bravo pilota ma anche e soprattutto per
tutta l'Italia, che per la prima volta da quarant'anni si ritrova senza
connazionali in tuta da driver nella massima serie, non senza colpe a
vari livelli.
Ma nonostante tutto, Jarno si conferma un vero gentleman e non punta il dito contro nessuno.
Chiedere un pronostico o un analisi a Jarno sul mondiale 2012 che sta per iniziare è impossibile, in quanto dopo i test di Jerez ha completamente staccato con il Circus: "Si capiranno meglio dopo che il campionato è iniziato, ora
tutti hanno lavorato sulla messa a punto e sull'affidabilità, perché è
quello che si fa nel già limitato tempo dei test invernali. Di sicuro
Vettel partirà da favorito, ma non si sa mai, perché abbiamo già visto
in passato diversi cambiamenti di fronte durante le stagioni".
Se per ora è certo che nel futuro di Jarno non ci sarà la Formula 1,
le strade sono aperte a numerose eventualità: "Sto prendendo tempo e mi
sto guardando attorno. Ancora niente da annunciare perché sto esaminando
delle offerte che devono essere valutate con attenzione prima di
lanciarsi in un'altra avventura: prima devo essere sicuro che ci sia un
progetto serio alle spalle, non come quello che ho vissuto negli ultimi
due anni".
Già perché a Jarno i team in crescita non hanno sempre portato bene:
in Toyota, dove c'erano le risorse, avevano dato forfait dal circus a
fine 2009 proprio mentre le cose stavano iniziando ad andare bene dopo
anni di sacrifici.
L'uscita di scena di Trulli dalla Formula Uno è quindi un inevitabile segno dei tempi e
non è che la punta dell'iceberg dei cambiamenti negativi che ha subito
questo sport: "Purtroppo per tutti, non essendoci più alcuni dei grandi
costruttori, è dura emergere. Oggi
a parte Red Bull e i tre team ufficiali [Ferrari, Mercedes e McLaren - ndr], le altre scuderie fanno fatica
ad affrontare i budget delle stagioni così impegnative a livello
economico.
La conseguenza di questo meccanismo è che gli
altri team cercano solo di sopravvivere, con il risultato che ormai più
della metà dello schieramento è composto da piloti che devono portare
degli sponsor». Persone che, anzichè per merito, come conferma
freddamente Trulli: "Comunque vanno alla ribalta perché sono in grado di
aiutare le squadre a livello economico, è un dato di fatto. C'è sempre
stata questa tendenza, ma oggi ancora di più a causa della forte crisi".
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